Prompt che duranoPremium15 min di lettura

Output sempre identico: quando a valle c'è un'automazione

Novanta richieste al mese dal modulo del sito di Serramenti Dal Ben, smistate da un'automazione. Uno schema a otto campi con valori ammessi chiusi, un valore «da_rivedere» che è la cosa più importante di tutte, e venti casi limite di collaudo.

Cosa saprai fare
  • Scrivere uno schema esplicito con campi fissi e valori ammessi chiusi
  • Rendere «non lo so» un valore di prima classe invece di costringere a indovinare
  • Collaudare con venti casi limite prima di collegare l'automazione
  • Far validare l'output a valle invece di fidarsi, e mandare in coda umana ciò che non passa
  • Versionare lo schema, perché aggiungere un campo rompe tutto quello che viene dopo

Finché leggi tu la risposta, un output un po' diverso dal solito è un fastidio. Se a valle c'è un'automazione, lo stesso output diventa una riga sbagliata in un foglio, un'email al commerciale che non c'entra, o un'automazione che si ferma alle tre di notte senza che nessuno se ne accorga. Cambia il livello di rigidità richiesto: non basta un formato, serve uno schema — e serve che l'automazione non si fidi.

Per un umano bastaPer un'automazione serve
I campi che servonoTutti i campi sempre presenti, anche vuoti: assente si scrive null
Una categoria sensataUn elenco chiuso di valori ammessi, e un valore per «non lo so»
Una risposta ordinataNessun testo prima o dopo, una riga per elemento, validazione a valle
Le tre regole che separano un output leggibile da un output automatizzabile

Questa lezione fa parte di PCS LAB

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