Dalla chat ai sistemi AIGratis14 min di lettura

Come nasce un'automazione

Modulo del sito, richiesta, l'AI che legge e classifica, una riga in un foglio, un'email a chi deve rispondere. Antincendio Rizzo a Catania riceve 52 richieste al mese e nove urgenze del venerdì sera sono rimaste ferme fino al lunedì: il flusso disegnato su un foglio, e le quindici domande che l'AI gli ha fatto prima che costruisse qualsiasi cosa.

Cosa saprai fare
  • Leggere uno schema di automazione dall'inizio alla fine e dire ad alta voce che cosa fa ogni passo
  • Usare le tre sole parole del mestiere: che cosa lo fa partire, i passi, le condizioni
  • Disegnare a parole il flusso di una tua attività e farlo contestare, prima di parlarne con chiunque
  • Sapere che cosa sono Make, n8n e Zapier, e perché il disegno viene sempre prima dello strumento

Capire

Un'automazione, prima di essere una cosa che gira, è una cosa che si scrive. Su un foglio, in italiano, una riga per passo. Se non riesci a scriverla su un foglio non c'è strumento al mondo che ti salvi; e se riesci a scriverla, la parte difficile è già fatta — quello che resta è mestiere, e si compra.

Per scriverla servono tre parole, e solo queste tre. Chi le ha capite può leggere un'automazione costruita da chiunque, su qualunque strumento, e spostarsi da uno all'altro senza ricominciare da capo.

  • Che cosa lo fa partire — l'attivatore. Un'automazione non decide mai di partire da sola: qualcosa la sveglia. E le cose che la svegliano sono di due famiglie sole: è successo qualcosa (un modulo è stato compilato, è arrivata un'email, è stato registrato un pagamento) oppure è arrivata l'ora (ogni mattina alle sette, ogni lunedì, il primo del mese). Uno solo per automazione, sempre. Quando te ne vengono in mente due — dal modulo del sito e anche dalla posta — quello che hai in mano non è un'automazione sola: sono due, uguali dal secondo passo in poi, e la seconda si scrive un altro giorno.
  • I passi — un gesto per riga, e piccoli. «Manda l'email» è un passo. «Gestisci la richiesta» non è un passo, è un desiderio: è la scritta sotto la quale si nascondono le cose che poi non funzionano. Se un passo non lo sai raccontare in una riga, sono due passi.
  • Le condizioni — i punti in cui il percorso si divide. E qui c'è la regola che fa la differenza fra un disegno vero e un disegno finto: una condizione ha bisogno di un dato. «Se la richiesta è urgente» non è una condizione, perché nessuno sa che cosa vuol dire; «se il campo urgenza vale sì» lo è. Ed è esattamente il motivo per cui, quasi sempre, il passo dell'AI viene prima del bivio: quello che una persona ha scritto a modo suo va prima ridotto a una parola precisa, sempre la stessa, altrimenti al bivio non c'è niente da leggere.

Da cui la cosa più liberatoria di tutta la lezione: l'AI non è l'automazione, è un passo dentro l'automazione. Il passo che legge quello che ha scritto un essere umano e ne tira fuori tre parole precise. Tutto il resto — scrivere una riga in un foglio, mandare un'email, aprire una scheda — sono gesti che i computer sanno fare da trent'anni e che con l'intelligenza artificiale non c'entrano niente.

E gli strumenti? Sono tre e li sentirai nominare ovunque. Make e Zapier sono due piattaforme su cui i passi si mettono in fila trascinandoli, senza scrivere codice. n8n fa la stessa cosa e si può installare su un proprio server, il che interessa a chi ha vincoli sui dati. Tutti e tre hanno un modo per far intervenire un'AI dentro un passaggio, e tutti e tre chiedono esattamente la stessa cosa prima di cominciare: il disegno. Qui gli strumenti li nominiamo e ci fermiamo — perché sceglierne uno senza avere il foglio davanti è il modo più comune di comprare un abbonamento e non accenderlo mai.

Vedere

Rosario Rizzo ha la Antincendio Rizzo a Catania: manutenzione di estintori e porte tagliafuoco, quattro persone, 380 clienti con contratto. Sul sito c'è il modulo «richiedi informazioni» e da lì arrivano 52 richieste al mese, che sono sempre di tre tipi: qualcuno che deve rinnovare la manutenzione periodica, qualcuno che vuole un preventivo per un impianto nuovo, e qualcuno che ha un problema adesso — un estintore scaricato, una verifica da fare dopo un controllo.

Gabriella, in ufficio, apre la casella due volte al giorno: alle undici e alle diciassette. Legge, capisce di che tipo è, e smista. Manutenzione: la segna sul foglio dei rinnovi. Impianto nuovo: gira l'email a Rosario. Urgenza: telefona al tecnico che sta più vicino.

Funziona, tranne in un punto. Le urgenze che arrivano dopo le diciassette di venerdì vengono lette il lunedì alle undici. Nel primo semestre 2026 è successo nove volte: due di quelle nove si sono risolte con una telefonata di scuse, una si è risolta con il cliente che nel frattempo aveva chiamato un altro. Non è un problema di persone e non è un problema di volontà: è che fra il momento in cui una richiesta arriva e il momento in cui qualcuno la legge c'è, per costruzione, un buco che può durare sessantacinque ore.

Ecco il flusso che risolverebbe quel buco, scritto su un foglio prima di aprire qualunque strumento. È lo schema base, quello che vedrai declinato in mille modi: arriva qualcosa → l'AI lo legge e lo classifica → si scrive da qualche parte → si avvisa chi deve rispondere.

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CHE COSA LO FA PARTIRE
  Qualcuno preme «invia» sul modulo «richiedi informazioni» del sito.
  Uno solo. Le richieste che arrivano per email o per telefono NON entrano
  qui: se un giorno serviranno, sarà un secondo flusso.

I PASSI, IN QUEST'ORDINE
  1. Prendi quello che il modulo ha raccolto: nome, telefono, email,
     comune, testo del messaggio, data e ora.
  2. Fallo leggere all'AI e fatti restituire TRE dati, e solo tre:
       tipo      -> manutenzione | impianto nuovo | urgenza | non chiaro
       urgenza   -> sì | no
       comune    -> il comune scritto dal cliente, oppure «non indicato»
     («non chiaro» è una risposta ammessa: senza, il passo inventa.)
  3. Scrivi una riga nel foglio delle richieste: data e ora, nome,
     telefono, comune, tipo, urgenza, testo, e una colonna «gestita da»
     lasciata vuota.
  4. Manda un'email a chi deve rispondere, con dentro il testo del cliente
     e i tre dati del passo 2.

DOVE IL PERCORSO SI DIVIDE
  SE tipo = urgenza  OPPURE  urgenza = sì
     -> l'email va al tecnico di zona E a Rosario, con «URGENTE» nel titolo
  ALTRIMENTI SE tipo = impianto nuovo
     -> l'email va a Rosario
  ALTRIMENTI SE tipo = manutenzione
     -> l'email va a Gabriella
  ALTRIMENTI (tipo = non chiaro, oppure manca il telefono)
     -> l'email va a Gabriella con «DA GUARDARE A MANO» nel titolo

  Nessun ramo resta senza «altrimenti». Il ramo che non c'è è il posto in
  cui le richieste spariscono senza che nessuno lo sappia.

QUELLO CHE RESTA A UNA PERSONA
  Rispondere. Il flusso non risponde a nessuno e non promette niente:
  legge, ordina, scrive e avvisa.
Il flusso di Rizzo, disegnato a parole. Una pagina, e non serve nient'altro per parlarne con chiunque.
La parolaNel flusso di RizzoLa domanda da farsi
Che cosa lo fa partireIl modulo del sito compilato. Uno solo, non anche la postaSe questa cosa succede due volte di fila per sbaglio, che cosa ottengo? Due righe e due email — perché ripetere una richiesta non è come ripetere una lettura
I passiQuattro, e ognuno si racconta in una rigaQuesto passo è uno o sono due? «Classifica e rispondi» sono due, e vanno separati adesso, non quando qualcuno li sta costruendo
Le condizioniQuattro rami, e il quarto è l'«altrimenti»Su quale dato si decide? Se la risposta è «si vede», non è una condizione. Ed è per questo che il passo 2 viene prima del bivio
Le tre parole sul caso di Rizzo — e la domanda che, se non te la fai, la paghi dopo

Facciamolo insieme

Questa è la parte più preziosa della lezione e non richiede nessuno strumento, nessun account e nessuna spesa: si disegna il flusso a parole su un caso proprio, e poi lo si fa contestare. Non migliorare: contestare. Le domande che non ti fai adesso, in dieci minuti e gratis, te le fa la realtà fra tre mesi, e lì costano.

  1. Prendi un foglio e scrivi in cima una riga sola: che cosa fa partire tutto. Se ti vengono due cose, cerchia quella che succede più spesso e cancella l'altra: quella sarà un secondo flusso, un altro giorno.
  2. Sotto, scrivi i passi. Un gesto per riga, in italiano, nell'ordine in cui succedono. Se una riga contiene una «e» — «classifica e risponde» — spezzala in due.
  3. Segna con una freccia i punti in cui il percorso si divide, e per ognuno scrivi su quale dato si decide. Se non riesci a nominare il dato, quel bivio non esiste ancora: manca un passo prima, quello che lo produce.
  4. Sotto ogni ramo scrivi l'altrimenti. Sempre. Anche quando ti sembra ovvio, anche quando ti sembra che non possa succedere.
  5. Accanto a ogni passo scrivi una cosa sola: chi se ne accorge se questo passo va storto. È la colonna che nessuno mette e l'unica che dice se il flusso è pronto o no.
  6. Adesso incolla il disegno nel modello qui sotto e fattelo contestare. Non chiedere di migliorarlo e non chiedere con quale strumento farlo: chiedi che cosa si rompe.
  7. Rileggi solo le domande a cui non sai rispondere. Quelle sono il lavoro. Correggi il disegno e tienilo: è il documento che serve il giorno in cui qualcuno lo costruirà — e serve anche a te, fra otto mesi, per capire perché quel pezzo era lì.
La richiesta di Rizzo, compilata sul suo flusso
Ho un'azienda di antincendio a Catania: manutenzione di estintori e porte tagliafuoco, siamo in quattro, 380 clienti con contratto. Dal modulo «richiedi informazioni» del sito arrivano circa 52 richieste al mese.

Ho disegnato su un foglio l'automazione che vorrei. Non voglio che tu la costruisca e non voglio che tu la migliori: voglio che tu la ATTACCHI, e mi faccia le domande che non mi sono fatto.

IL DISEGNO
Parte quando qualcuno preme «invia» sul modulo del sito.
1. Prende quello che il modulo ha raccolto: nome, telefono, email, comune, testo del messaggio, data e ora.
2. Fa leggere il testo all'AI e si fa restituire tre dati: tipo (manutenzione, impianto nuovo, urgenza, non chiaro), urgenza (sì o no), comune.
3. Scrive una riga nel foglio delle richieste.
4. Manda un'email a chi deve rispondere, con dentro il testo del cliente e i tre dati.
I rami: se è un'urgenza va al tecnico di zona e a me; se è un impianto nuovo va a me; se è manutenzione va a Gabriella in ufficio; in tutti gli altri casi va a Gabriella con scritto «da guardare a mano».

QUELLO CHE DEVI FARMI
Fammi almeno quindici domande, divise in tre gruppi:
A) QUANDO I DATI ARRIVANO SBAGLIATI O NON ARRIVANO — campi vuoti, campi assenti, testo scritto male, allegati, gente che scrive tutto in maiuscolo.
B) QUANDO LA STESSA COSA ARRIVA DUE VOLTE — o quando ne arrivano tante insieme.
C) QUANDO L'AI CLASSIFICA MALE — sia in un senso che nell'altro.

Per ogni domanda scrivimi accanto, in una riga sola, che cosa succederebbe concretamente A ME se non ci pensassi: chi non riceve l'email, chi riceve due telefonate, quale cliente resta fermo e per quanto.

Alla fine, e solo alla fine, dimmi quali di queste cose secondo te non si risolvono dentro l'automazione ma a monte, cioè nel modulo del sito o nel modo in cui raccolgo i dati.

REGOLE
- Non propormi strumenti, piattaforme o software, e non dirmi come si costruisce: mi serve solo sapere che cosa si rompe.
- Non riscrivere il mio disegno in una versione migliore: fammi le domande e basta.
- Domande concrete sul mio caso, non avvertimenti generici tipo «assicurati che il sistema sia affidabile».
Le due righe che valgono tutto il resto sono in fondo: non propormi strumenti, e non migliorare il disegno. Senza, arriva un elenco di piattaforme e un flusso più bello — e le domande, che sono la cosa che serve, non arrivano.
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A) QUANDO I DATI ARRIVANO SBAGLIATI O NON ARRIVANO

1. Il campo email è obbligatorio nel tuo modulo? Se un cliente lo lascia
   vuoto, il passo 4 manda un'email a un indirizzo che non c'è.
   -> Che cosa ti succede: la riga nel foglio c'è, l'email non parte, e
      nessuno se ne accorge perché tu il foglio lo guardi il lunedì.

2. E il telefono? Sulle urgenze l'unica cosa che serve davvero è il
   numero. Una richiesta urgente senza telefono non è gestibile da
   nessuno.
   -> Che cosa ti succede: il tecnico di zona riceve «URGENTE» e non ha
      nessun modo di richiamare. Perde dieci minuti a cercarlo nel
      gestionale, se il cliente è già vostro; se è nuovo, non lo trova.

3. Il comune: se il cliente scrive «zona Ognina» o «vicino al porto»,
   che cosa ci metti nel campo comune? E se scrive «Catania» ma
   l'impianto è a Misterbianco?
   -> Che cosa ti succede: il tecnico «di zona» viene scelto sul comune
      sbagliato e parte uno che sta a quaranta minuti.

B) QUANDO LA STESSA COSA ARRIVA DUE VOLTE

6. Che cosa succede se il cliente preme «invia» due volte perché la
   pagina sembra bloccata? Il tuo disegno non ha nessun controllo dei
   doppioni.
   -> Che cosa ti succede: due righe nel foglio e due email. Sulle
      urgenze, due tecnici che chiamano lo stesso cliente a due minuti
      di distanza. È la cosa che fa sembrare disorganizzata un'azienda
      che si è appena organizzata.

7. Come riconosci un doppione? Stesso telefono e stesso testo entro
   dieci minuti è un doppione; stesso telefono a tre settimane di
   distanza è un cliente che ti ha riscritto perché non gli hai
   risposto. Sono due cose opposte e vanno distinte adesso.

C) QUANDO L'AI CLASSIFICA MALE

11. Che cosa ti costa di più: un'urgenza classificata come manutenzione,
    o una manutenzione classificata come urgenza?
    -> La prima ti costa un cliente. La seconda ti costa una telefonata
       inutile del tecnico. Non sono simmetriche, e questo dovrebbe
       cambiare il modo in cui scrivi il passo 2: nel dubbio, urgenza.

12. Che cosa succede quando il tipo è «non chiaro»? Nel tuo disegno va a
    Gabriella. Ma se arriva alle 17:10 di venerdì, «va a Gabriella»
    vuol dire lunedì alle 11 — cioè esattamente il problema che stai
    cercando di risolvere.

14. Chi controlla che la classificazione sia giusta? Se nessuno rilegge
    mai le righe del foglio, un errore sistematico del passo 2 può
    andare avanti per mesi senza che nessuno lo veda.

COSE CHE NON SI RISOLVONO NELL'AUTOMAZIONE, MA A MONTE
- Il telefono obbligatorio nel modulo (domande 1 e 2). Un campo
  obbligatorio costa cinque minuti a chi vi fa il sito e chiude due
  problemi su tre.
- Una casella «è un'emergenza in corso» nel modulo (domanda 11): quando
  è il cliente a dirlo, non c'è niente da classificare.
- Un elenco di comuni da scegliere invece del campo libero (domanda 3).
Le domande arrivate, accorciate a otto delle quindici. Le prime tre sono quelle che Rizzo non si era fatto.

Rizzo non ha costruito niente quel giorno. Ha fatto tre cose che costano in tutto una mattinata: ha reso obbligatorio il campo telefono nel modulo, ha aggiunto una casella «è un'emergenza in corso», e ha sostituito il campo libero del comune con un elenco. Poi ha rifatto il disegno. Sono le tre correzioni che l'automazione non avrebbe risolto — le avrebbe eseguite fedelmente, sbagliate, cinquantadue volte al mese.

Perché ha funzionato

  • «Non voglio che tu la migliori: voglio che tu la attacchi» è la riga che cambia il genere della risposta. Chiedere di migliorare un disegno produce un disegno più bello e più lungo, che sembra progresso; chiedere che cosa si rompe produce le quindici domande, che sono l'unica cosa che a Rizzo serviva davvero.
  • I tre gruppi imposti — dati che mancano, cose ripetute, classificazione sbagliata — sono i tre punti da cui si rompe qualunque automazione al mondo. Senza i gruppi arrivano quindici domande tutte sul primo, perché è il più facile; con i gruppi, ne arrivano cinque per ciascuno.
  • «Che cosa succederebbe concretamente A ME» ha trasformato gli avvertimenti in scene. «Attenzione ai duplicati» non fa cambiare niente a nessuno; «due tecnici che chiamano lo stesso cliente a due minuti di distanza» fa cambiare il modulo il giorno stesso.
  • «Non propormi strumenti» ha tenuto la conversazione sul problema. È lo stesso divieto che serviva nel primo modulo, e serve per lo stesso motivo: senza, arrivano tre nomi di piattaforme e il disegno resta a metà — che è il modo più comune di comprare un abbonamento a un'automazione che non partirà mai.
  • La domanda 11, quella sull'asimmetria degli errori, è la più preziosa e non se la fa quasi nessuno. Un'urgenza scambiata per manutenzione costa un cliente; una manutenzione scambiata per urgenza costa una telefonata. Non sono lo stesso errore, e saperlo cambia come si scrive il passo dell'AI: nel dubbio, si sbaglia dalla parte che costa meno.
  • L'ultima domanda — che cosa si risolve a monte — è quella che ha prodotto il risultato vero della giornata. Tre problemi su quindici non erano dell'automazione: erano di come il modulo raccoglieva i dati. E si sono risolti in una mattinata, senza costruire niente.

Prova tu

Esercizio

Il tuo flusso su una pagina, e le domande che non ti sei fatto

Obiettivo: Uscire con un foglio che qualcun altro potrebbe leggere e capire: un attivatore, i passi, i rami con il loro «altrimenti», e almeno tre domande a cui oggi non sai rispondere.

  1. Scegli l'attività: quella in cui qualcosa arriva da fuori e qualcuno in azienda deve leggerla, ordinarla e passarla a chi risponde. Richieste dal sito, prenotazioni, ordini, segnalazioni, candidature.
  2. Scrivi in cima al foglio che cosa fa partire tutto. Una cosa sola.
  3. Scrivi i passi, un gesto per riga, nell'ordine in cui succedono davvero — non nell'ordine in cui sarebbe bello che succedessero.
  4. Segna i bivi e, per ognuno, il dato su cui si decide. Poi scrivi l'«altrimenti» sotto ognuno, sempre.
  5. Accanto a ogni passo scrivi chi se ne accorge se va storto. Se per due o tre passi la risposta è «nessuno», hai appena trovato la parte fragile.
  6. Incolla il disegno nel modello qui sotto e fattelo contestare. Chiedi le quindici domande nei tre gruppi.
  7. Rispondi soltanto alle domande a cui sai rispondere. Le altre — segnale — vanno su un secondo foglio, e quello è l'elenco di quello che devi decidere prima che qualcuno costruisca qualsiasi cosa.
  8. Guarda quali si risolvono a monte, nel modulo o nel modo in cui raccogli i dati. Quasi sempre sono due o tre e si sistemano in una mattinata.

💡 Se il disegno ti viene di venti passi, non è un flusso: sono tre. Trova i punti in cui il lavoro «cambia mano» — passa da una persona a un'altra, o da un programma a un altro — e taglia lì.

Se ti blocchi, apri qui

Tre cose succedono a quasi tutti, e nessuna delle tre è quella che ci si aspetta.

  1. Il disegno che scrivi non è quello che fai. Al passo 3 quasi tutti si accorgono di aver scritto la versione ordinata: quella in cui i campi sono sempre pieni, i clienti scrivono chiaro e non c'è mai il caso strano. Il disegno vero contiene le eccezioni, e le eccezioni sono sempre più numerose di quante te ne ricordi — è il motivo per cui questo esercizio va fatto prima di costruire e non dopo.
  2. Almeno una condizione non ha un dato sotto. «Se la richiesta è importante», «se il cliente è affidabile», «se è un lavoro grosso». Sono i punti in cui il flusso, costruito così, deciderebbe a caso. La correzione non è togliere il bivio: è aggiungere il passo che produce il dato — che quasi sempre è il passo dell'AI.
  3. Due o tre problemi non sono dell'automazione. Sono di come raccogli i dati: un campo non obbligatorio, una casella che non c'è, un campo libero dove servirebbe un elenco. Si sistemano in una mattinata, valgono anche se non automatizzerai mai niente, e sono il guadagno immediato di questa lezione.

E se alla fine decidi di non costruire niente, il foglio non è sprecato: è la descrizione scritta di come funziona oggi il tuo lavoro. Quel documento, in una piccola impresa, di solito non esiste — e serve la prima volta che qualcuno si ammala.

Devi ottenere questo

Un foglio, e sopra queste cinque cose. Si controllano una per una, in due minuti, senza chiedere il parere di nessuno.

  • Una riga sola di attivatore, non due. Se ne hai scritte due, hai due flussi: cerchia quello che succede più spesso.
  • Da quattro a otto passi, un gesto per riga. Se un passo contiene una «e», va spezzato; se il foglio ne ha venti, sono tre flussi diversi attaccati.
  • Almeno un bivio, con il dato su cui si decide scritto accanto — e sotto ogni ramo l'«altrimenti». Un ramo senza «altrimenti» è il posto esatto in cui le richieste spariranno senza che nessuno lo sappia.
  • Accanto a ogni passo, chi se ne accorge se va storto. È la colonna che dice se il disegno è pronto: se per metà dei passi la risposta è «nessuno», non lo è.
  • Almeno dodici domande dall'assistente, divise nei tre gruppi — dati mancanti, cose ripetute, classificazione sbagliata — e ognuna con accanto che cosa succederebbe concretamente a te.
  • Almeno tre domande a cui non sai rispondere, su un foglio a parte. Quelle sono il lavoro. E almeno una correzione che non riguarda l'automazione ma il modo in cui raccogli i dati.
Controlla
  • Hai un attivatore solo, i passi separati, ogni bivio con il suo dato e il suo «altrimenti», e almeno tre domande a cui non sai rispondereÈ il risultato giusto, e adesso viene la parte che rende: guarda quali delle domande aperte si risolvono a monte, nel modulo o nel modo in cui raccogli i dati. Quelle si sistemano questa settimana, valgono anche se non costruirai mai niente, e rendono possibile tutto il resto
  • Ti arriva un elenco di passaggi da fare su una piattaforma — apri questo, collega quello, aggiungi il moduloHai chiesto come si costruisce, e a questo punto non serve. Torna al passo 6 dell'esercizio e rimetti la regola del modello: «non propormi strumenti, piattaforme o software, e non dirmi come si costruisce». Quello che ti serve adesso sono le domande — lo strumento si sceglie dopo, ed è la parte facile
  • Ti riscrive il disegno in una versione più bella e più lunga, e le domande sono tre o quattroÈ diventato un miglioramento invece che una contestazione. Torna al passo 6 dell'esercizio e rimetti alla lettera «non riscrivere il mio disegno in una versione migliore: fammi le domande e basta», più il numero: almeno quindici, divise nei tre gruppi. Un disegno più bello non ti dice niente di quello che si romperà
  • Le domande sono generiche — «assicurati che il sistema sia affidabile», «valuta i tempi di risposta»Mancano i tuoi dati. Torna al passo 6 dell'esercizio e compila il modello con i numeri e i nomi veri: quante richieste al mese, quali campi raccoglie il tuo modulo, chi riceve che cosa. Poi rimetti la riga «che cosa succederebbe concretamente A ME»: è quella che trasforma un avvertimento in una scena che ti fa alzare dalla sedia
  • Nel tuo disegno ci sono due attivatori — «quando arriva dal modulo, ma anche quando arriva per email»Quelle che hai disegnato sono due automazioni, non una: uguali dal secondo passo in poi, diverse soltanto in quello che le sveglia. Torna al passo 2 dell'esercizio e tieni quello che succede più spesso. L'altro si aggiunge dopo, quando il primo gira da un mese e sai che regge
  • Un bivio dice «se la richiesta è urgente» oppure «se il cliente è importante», e non c'è nessun dato sottoQuella non è una condizione, è un'impressione: nessun passo sa che cosa vuol dire. Torna al passo 4 dell'esercizio e nomina il dato — un campo del modulo, oppure un dato che il passo dell'AI restituisce prima del bivio. È il motivo per cui la classificazione viene sempre prima della divisione
  • Il gruppo C è vuoto o quasi: nessuna domanda su che cosa succede se l'AI classifica maleÈ il gruppo che tutti saltano perché dà per scontato che il passo dell'AI funzioni. Chiedi quel gruppo da solo, e comincia dalla domanda che vale più di tutte: fra i due errori possibili, quale ti costa di più? Non sono mai simmetrici, e la risposta cambia come va scritto il passo di classificazione

Il modello pronto

Da compilare con il tuo disegno
Ho {{LA TUA ATTIVITÀ}} a {{CITTÀ}}, siamo in {{QUANTI SIETE}}. Da {{DA DOVE ARRIVANO LE RICHIESTE}} arrivano circa {{QUANTE}} {{RICHIESTE / ORDINI / PRENOTAZIONI}} al mese.

Ho disegnato su un foglio l'automazione che vorrei. Non voglio che tu la costruisca e non voglio che tu la migliori: voglio che tu la ATTACCHI, e mi faccia le domande che non mi sono fatto.

IL DISEGNO
Parte quando {{CHE COSA LO FA PARTIRE — UNA COSA SOLA}}.
1. {{PASSO 1}}
2. {{PASSO 2 — se qui c'è l'AI, scrivi esattamente quali dati deve restituire}}
3. {{PASSO 3}}
4. {{PASSO 4}}
I rami: se {{CONDIZIONE 1, SUL DATO X}} allora {{COSA SUCCEDE}}; se {{CONDIZIONE 2}} allora {{COSA SUCCEDE}}; in tutti gli altri casi {{L'ALTRIMENTI}}.

QUELLO CHE DEVI FARMI
Fammi almeno quindici domande, divise in tre gruppi:
A) QUANDO I DATI ARRIVANO SBAGLIATI O NON ARRIVANO.
B) QUANDO LA STESSA COSA ARRIVA DUE VOLTE, o quando ne arrivano tante insieme.
C) QUANDO L'AI CLASSIFICA MALE, sia in un senso che nell'altro.

Per ogni domanda scrivimi accanto, in una riga sola, che cosa succederebbe concretamente A ME se non ci pensassi: chi non riceve niente, chi riceve due volte, quale cliente resta fermo e per quanto.

Alla fine, e solo alla fine, dimmi quali di queste cose non si risolvono dentro l'automazione ma a monte, cioè in {{DOVE RACCOGLI I DATI: il modulo del sito, la casella, il modo in cui prendi gli ordini}}.

REGOLE
- Non propormi strumenti, piattaforme o software, e non dirmi come si costruisce.
- Non riscrivere il mio disegno in una versione migliore: fammi le domande e basta.
- Domande concrete sul mio caso, non avvertimenti generici.
Non è un prompt che produce qualcosa: è un prompt che ti fa delle domande. È l'unico del corso che si giudica da quanto ti mette in difficoltà.

Errore comune

Livello successivo

Prendere questo disegno e farlo diventare una cosa che gira davvero — l'attivatore collegato, i passi in fila, le condizioni scritte in uno strumento, il messaggio che avvisa te quando si rompe — è tutto il corso «Automazioni con l'AI».

In sintesi
  • Un'automazione prima si scrive su un foglio e poi si costruisce. Se non sta su un foglio, non c'è strumento che la salvi.
  • Tre parole e basta: che cosa lo fa partire (uno solo), i passi (un gesto per riga), le condizioni (sempre su un dato).
  • L'AI non è l'automazione: è il passo che riduce quello che una persona ha scritto a modo suo alle poche parole precise su cui il bivio dopo può decidere.
  • Ogni ramo vuole il suo «altrimenti»: il ramo che manca è il posto in cui le richieste spariscono in silenzio.
  • Il disegno si fa contestare prima di costruire: le domande che non ti fai adesso te le fa la realtà fra tre mesi, e lì costano.