Workflow, chatbot e agente: tre cose diverse
Il workflow fa sempre gli stessi passi, il chatbot risponde a chi gli parla, l'agente decide da solo quali passi fare. Sergio Manzoni, ricambi agricoli a Piacenza, ha comprato il terzo quando gli serviva il primo: 494 richieste, quindici sbagliate, e nessuno che se ne accorgesse prima del cliente.
- Riprendere la distinzione del primo modulo e usarla per scegliere, non solo per capire
- Dire in una frase che cosa separa i tre, e riconoscere quale sta chiedendo una situazione vera
- Confrontarli su tre cose concrete: quando è la scelta giusta, che cosa costa tenerlo in piedi, come si accorge di aver sbagliato
- Sapere perché nella maggior parte delle piccole attività la risposta giusta è il workflow, e non è un ripiego
Capire
Nel primo modulo, con lo studio di Federico Lanzi a Modena e le sue 23 fatture scadute per 14.600 €, la domanda era una sola: chi decide i passi. Il modello è il motore, il chatbot è l'auto con il volante, l'agente è l'auto che guida da sola. Quella lezione serviva a non confondere le parole. Questa serve a scegliere, che è una cosa diversa e più difficile — perché per scegliere non basta sapere che cosa sono: bisogna sapere che cosa costano e come si accorgono di aver sbagliato.
La distinzione che conta, in tre righe, sta tutta qui.
- Il workflow fa sempre gli stessi passi, nello stesso ordine. Lo hai deciso tu una volta sola, disegnandolo, ed è quello che hai imparato a scrivere nella lezione precedente. Parte da solo quando succede qualcosa e non improvvisa mai.
- Il chatbot risponde a chi gli parla. Non parte da solo: aspetta. Qualcuno gli scrive, lui risponde, e finisce lì — la conversazione può andare avanti, ma il primo passo lo fa sempre l'altro.
- L'agente decide da solo quali passi fare per arrivare a un obiettivo che gli hai dato. Non gli dici come: gli dici dove arrivare, e lui sceglie la strada, gli strumenti e l'ordine, caso per caso.
Detto così sembra una scala, dal più semplice al più potente. Non lo è, ed è il punto onesto di tutta la lezione. L'agente non è il gradino superiore: è lo strumento adatto quando i passi cambiano da caso a caso. Se i tuoi casi sono sempre gli stessi quattro, un percorso fisso è più veloce, costa meno, si controlla — e soprattutto è spiegabile: sai perché ha fatto quello che ha fatto, e se ha sbagliato sai in quale punto. Nella maggior parte delle piccole attività la risposta giusta è il workflow, e non è un ripiego: è la scelta di chi ha guardato i propri casi e ha scoperto che erano quattro.
| Quando è la scelta giusta | Che cosa costa tenerlo in piedi | Come si accorge che ha sbagliato | |
|---|---|---|---|
| Workflow | Quando i casi sono pochi, sempre gli stessi, e sai elencarli. Quando la parte lenta è il copiare e incollare, non il pensare. Quando qualcosa deve partire da solo anche mentre sei in cantiere | Poco e prevedibile, ma non zero: si rompe quando cambia qualcosa a monte — un campo del modulo, un fornitore, il nome di una colonna. Va disegnato prima e riguardato ogni tanto | Da solo non se ne accorge affatto, ed è la sua natura: fa i passi che gli hai scritto, anche quando sono sbagliati, sempre uguali. Se ne accorge chi rilegge — e per questo il pezzo da costruire per primo è l'avviso che arriva a te quando qualcosa non è andato |
| Chatbot | Quando è l'altro a dover cominciare e a fare domande imprevedibili. Quando le domande sono tante, brevi e ripetitive, e le risposte stanno tutte nei tuoi documenti. Quando arrivano fuori orario | Il costo vero non è tecnico: è tenere aggiornati i documenti da cui pesca le risposte. Un listino vecchio dentro un chatbot produce prezzi vecchi detti con sicurezza, a chiunque, per mesi | Se ne accorge il cliente, e te lo dice — o non te lo dice e se ne va. È l'unico dei tre che sbaglia davanti a una persona invece che dentro un foglio, e questo lo rende insieme il più visibile e il più imbarazzante |
| Agente | Quando i passi cambiano davvero da caso a caso e non riesci a elencarli, nemmeno provandoci. Quando le informazioni stanno in posti diversi ogni volta. Quando i casi sono pochi, ma nessuno somiglia al precedente | Il più caro dei tre, e la spesa non finisce: va sorvegliato, i suoi confini vanno ristretti man mano che si scopre che cosa combina, e ogni strumento nuovo che gli dai aggiunge un modo nuovo di sbagliare | Non se ne accorge, e nemmeno tu, se non hai messo un punto in cui si ferma e ti fa vedere. Quando sbaglia non sbaglia un passaggio: sbaglia una decisione, e la decisione è già partita. Due richieste identiche possono prendere strade diverse, e capire perché è la parte difficile |
Vedere
Sergio Manzoni ha la Ricambi Manzoni a Piacenza: ricambi per macchine agricole, tre persone, circa 900 codici a magazzino. Le richieste arrivano dalla posta e dal modulo del sito — 38 a settimana — e sono quasi tutte la stessa domanda vestita in modi diversi: avete questo pezzo per questo modello, quanto costa, quando arriva.
Nel 2025 Sergio ha sentito parlare di agenti per sei mesi di fila e ne ha fatto costruire uno. Gli hanno dato accesso alla casella e al gestionale del magazzino, con il mandato di rispondere alle richieste di disponibilità. In tre mesi ne ha gestite 494, e per due terzi del tempo è stato meraviglioso: rispondeva in due minuti anche di domenica, e i clienti se ne accorgevano.
Poi il conto. Undici volte ha promesso disponibilità su un codice che a magazzino c'era ma era già impegnato su un altro ordine — una distinzione che nel gestionale esiste, in una colonna che l'agente leggeva e interpretava a modo suo. Quattro volte ha applicato un prezzo di un listino vecchio. E soprattutto: quando ha sbagliato, non se n'è accorto nessuno finché non ha telefonato il cliente. Le risposte erano già partite. Sergio non le rileggeva, perché tutto il senso di quella spesa era non doverle rileggere.
Rifatto come workflow, in nove ore di lavoro: la richiesta arriva, un passo di AI la legge e la classifica in quattro tipi — disponibilità, preventivo, garanzia, altro — il flusso va a prendere il dato vero nel gestionale, e la risposta che contiene un prezzo o una promessa di disponibilità si ferma in bozza e aspetta Sergio, che ne approva una ventina alla volta in dieci minuti. Copre l'86% delle richieste; il 14% arriva a lui con scritto perché il flusso si è fermato.
Il punto non è che l'agente non funzionasse. Il punto è che le richieste di Sergio erano di quattro tipi, sempre gli stessi, e quattro tipi si scrivono in un pomeriggio. Aveva comprato lo strumento che serve quando i casi non si riescono a elencare, per un lavoro in cui i casi erano quattro.
Facciamolo insieme
Scegliere fra i tre non è una questione di gusto: sono quattro domande in fila, e la quarta è quella che quasi nessuno si fa prima di firmare.
- Chi comincia? Se comincia una persona da fuori — un cliente che scrive, qualcuno che chiede — il chatbot è in gara. Se comincia un fatto — un modulo compilato, un'ora del giorno, un pagamento registrato — il chatbot è fuori, e restano workflow e agente.
- Quanti tipi di caso diversi ci sono in un mese? Contali davvero, sulle ultime venti volte, non a memoria. Se stanno sotto le dita di una mano, l'agente è fuori: quello che ti serve si scrive.
- Che cosa cambia da un caso all'altro: i dati o i passi? Se cambiano i dati — nomi, importi, prodotti diversi — ma i passi sono gli stessi, è un workflow. L'agente serve solo quando cambiano i passi: quando ogni volta bisogna andare a prendere cose diverse, in posti diversi, in ordine diverso.
- Che cosa succede se sbaglia, e chi se ne accorge? È la domanda che decide, e va scritta prima di scegliere, non dopo. Se la risposta è «se ne accorge il cliente» o «non se ne accorge nessuno», qualunque cosa tu scelga deve avere un punto in cui si ferma e aspetta una persona.
- Solo adesso scegli. E se la scelta è l'agente, scrivi in una riga perché un percorso fisso non basterebbe: se non riesci a scriverla, non è un agente che ti serve.
Situazione 1 — il promemoria del giorno prima
Centro estetico Le Terme, Terni, quattro cabine: 34 appuntamenti al giorno. Ogni sera qualcuno in reception guarda l'agenda del giorno dopo e manda i promemoria, uno per uno. Venticinque minuti, tutte le sere, e nelle sere in cui non li manda le mancate presentazioni raddoppiano.
È un workflow, e non c'è partita. Comincia un fatto, non una persona: sono le diciannove. I passi sono sempre gli stessi quattro — leggi l'agenda di domani, per ogni appuntamento prendi nome e ora, manda il messaggio, segna che l'hai mandato. Non cambiano mai, cambiano solo i nomi. Un agente qui non avrebbe niente da decidere, e un chatbot non c'entra perché nessuno sta scrivendo a nessuno. Come si accorge di aver sbagliato: non se ne accorge — se una sera non parte, non parte in silenzio. Per questo il primo pezzo da costruire è il messaggio che a fine giro dice «mandati 34 promemoria su 34».
Situazione 2 — le sessanta domande al giorno
Sanitari Cosentino, Reggio Calabria, arredo bagno e sanitari, showroom da 400 metri quadri. Sul sito arrivano circa 60 domande al giorno e il 70% fuori orario: lo avete in negozio, a che ora aprite il sabato, fate anche il montaggio, consegnate a Villa San Giovanni. Nessuna richiede un preventivo, tutte richiedono una risposta subito.
È un chatbot. Comincia sempre l'altro, le domande sono imprevedibili nella forma e prevedibilissime nella sostanza, e le risposte stanno già scritte nei documenti del negozio: orari, zone di consegna, condizioni di montaggio, disponibilità. Un workflow non serve perché non c'è nessun percorso da percorrere: c'è una domanda e una risposta. Come si accorge di aver sbagliato: glielo dice il cliente, o peggio non glielo dice. Ed è per questo che il vero costo qui non è costruirlo ma tenere aggiornati i documenti: il giorno in cui cambiano gli orari estivi e nessuno lo dice al chatbot, quello continua a dare i vecchi orari con la stessa sicurezza di prima, a sessanta persone al giorno.
Situazione 3 — le pratiche dei bandi
Studio Verdesi, Perugia, consulenza alle imprese: seguono circa 40 pratiche di bando all'anno, regionali e nazionali. Ogni bando chiede documenti diversi, in un ordine diverso, presi da posti diversi — visure, bilanci, dichiarazioni, preventivi dei fornitori, certificazioni. Non ce n'è uno uguale a un altro, e la parte lenta non è compilare: è capire ogni volta che cosa serve e dove sta.
Qui l'agente è la scelta giusta, ed è l'unico caso dei tre. I passi cambiano davvero da pratica a pratica, non cambiano solo i dati: nessuno riesce a scriverli in anticipo perché dipendono da che cosa c'è scritto nel bando. Ma va detto per intero, perché la seconda metà conta quanto la prima: l'agente raccoglie e prepara, non invia. La domanda di partecipazione la firma e la manda una persona, sempre, e ogni documento che l'agente porta arriva con scritto da dove l'ha preso. Come si accorge di aver sbagliato: non se ne accorge. Se ha saltato un allegato, se ne accorgono all'esclusione. Per questo l'ultimo passo non è suo.
Ho uno studio di consulenza alle imprese a Perugia, siamo in cinque. Seguiamo circa 40 pratiche di bando all'anno, fra regionali e nazionali. COME FUNZIONA OGGI Quando esce un bando che interessa a un nostro cliente, una persona legge il bando, capisce quali documenti servono, li chiede in giro (al cliente, al commercialista, alla camera di commercio, ai fornitori per i preventivi), controlla che siano validi e nella forma richiesta, li mette insieme e prepara la domanda. Poi la domanda la firma il cliente e la mandiamo noi. La parte lenta non è compilare i moduli: è capire ogni volta CHE COSA serve e DOVE sta. Ogni bando chiede cose diverse, in ordine diverso. VOGLIO CAPIRE QUALE DI QUESTI TRE STRUMENTI FA AL CASO MIO - un chatbot: risponde a chi gli parla - un flusso fisso: fa sempre gli stessi passi nello stesso ordine, parte da solo - un agente: decide da solo quali passi fare per arrivare a un obiettivo QUELLO CHE DEVI FARMI 1. Dimmi quale dei tre, e una riga sola di motivo. 2. Se rispondi «un agente», PRIMA spiegami perché un flusso fisso non basterebbe, indicando esattamente quale pezzo del mio lavoro cambia da una pratica all'altra. Se non riesci a indicarlo, cambia risposta. 3. Dimmi in quale momento preciso questo lavoro può fare il danno più grosso, e che cosa in quel momento deve restare in mano a una persona. Una riga, non un elenco di regole. 4. Dimmi come farei ad accorgermi che ha sbagliato, e in quanto tempo. Se la risposta è «me ne accorgo quando è troppo tardi», dimmelo chiaramente. 5. Dimmi quale parte del mio lavoro, invece, è sempre uguale a se stessa e converrebbe far fare a un flusso fisso anche se il resto lo fa un agente. REGOLE - Non propormi prodotti, piattaforme o software, e non dirmi come si costruisce. - Non dire «dipende»: scegli, e scrivi il motivo. - Se pensi che nessuno dei tre serva e che la cosa giusta sia continuare a mano, dimmelo: è una risposta ammessa.
1. UN AGENTE — ma solo sulla raccolta, non su tutto il lavoro.
2. PERCHÉ UN FLUSSO FISSO NON BASTA
Il pezzo che cambia da una pratica all'altra è l'ELENCO STESSO dei
documenti: non è un dato che varia dentro passi fissi, sono i passi che
variano. Un flusso fisso può chiedere sempre visura, bilancio e DURC;
non può leggere un bando che ha appena letto per la prima volta e
dedurne che quest'anno serve anche una perizia asseverata. È la
differenza fra «cambiano i dati» e «cambiano i passi», e qui cambiano
i passi.
3. DOVE PUÒ FARE IL DANNO PIÙ GROSSO
Nell'invio. Finché la domanda non parte, un errore costa tempo: un
documento sbagliato si rifà. Dopo che è partita costa la pratica, e la
paga il cliente, non tu. Quindi l'ultimo passo resta a una persona: la
domanda la firma e la manda qualcuno di voi, sempre. Lo stesso vale per
qualunque cosa esca dallo studio a nome vostro.
4. COME TI ACCORGI CHE HA SBAGLIATO
Da solo: non te ne accorgi. Se ha saltato un allegato non c'è nessun
segnale — te ne accorgi all'esclusione, cioè quando è troppo tardi e
costa al cliente, non a te. Ti dico chiaramente che questa è la
situazione: l'unico modo di accorgersene in tempo è un controllo umano
fisso prima dell'invio, con la lista dei documenti del bando accanto.
Non è un dettaglio organizzativo: è la condizione perché questa cosa
sia utilizzabile.
5. LA PARTE CHE INVECE È SEMPRE UGUALE
Due cose nel tuo lavoro non cambiano mai da un bando all'altro, e non
hanno bisogno di nessun agente:
- il sollecito dei documenti che hai chiesto e non ti sono arrivati
(chi, che cosa, da quanti giorni): passi fissi, ogni volta identici
- il controllo delle scadenze delle pratiche aperte e l'avviso a chi
le segue
Queste due sono un flusso fisso, costano poco, non sbagliano e ti
tolgono probabilmente più ore dell'agente. Comincerei da qui.Perché ha funzionato
- «Se rispondi agente, PRIMA spiegami perché un flusso fisso non basterebbe» è la riga che rende onesta tutta la risposta. Obbliga a nominare il pezzo che cambia, e nove volte su dieci — mentre lo si cerca — si scopre che non cambia niente: cambiano i dati. Qui invece il pezzo c'era ed è nominato con precisione: cambia l'elenco dei documenti, cioè i passi.
- La distinzione fra «cambiano i dati» e «cambiano i passi» è tutto il criterio, in cinque parole. Nomi diversi, importi diversi e prodotti diversi dentro passi identici non sono un motivo per prendere un agente: sono la definizione di workflow. È lo stesso errore che è costato tre mesi a Sergio Manzoni.
- «Dimmi in quale momento preciso può fare il danno più grosso» ha spostato la risposta dal principio al momento. «Serve controllo umano» non ferma niente e non si mette in calendario; «l'invio resta a una persona» sì, perché è un istante identificabile nella giornata di qualcuno. Scrivere poi per intero il mandato di un agente — che cosa può fare, con che cosa, e dove si ferma — è una pagina di lavoro, e si fa nel corso «Automazioni con l'AI».
- «Se la risposta è me ne accorgo quando è troppo tardi, dimmelo chiaramente» ha ottenuto la cosa più preziosa: un'ammissione. Su questo lavoro l'errore si scopre all'esclusione, cioè addosso al cliente. Saperlo prima cambia il progetto — obbliga a mettere il controllo umano dentro il disegno invece che nelle buone intenzioni.
- Il punto 5, quello che chiede la parte sempre uguale, è il ribaltamento che quasi nessuno chiede. Ha tirato fuori due attività — solleciti e scadenze — che sono un flusso fisso, costano poco e probabilmente rendono più dell'agente. La domanda «e che cosa invece non cambia mai?» dovrebbe stare in fondo a ogni valutazione di questo tipo.
- «Non dire dipende: scegli» più «se pensi che nessuno dei tre serva, dimmelo». Le due righe insieme fanno una cosa sola: rendono possibile una risposta scomoda. Senza la prima si ottiene un elenco di considerazioni; senza la seconda si ottiene per forza uno dei tre, anche quando la risposta giusta è continuare a mano.
Prova tu
Tre situazioni tue, e una scelta per ciascuna
Obiettivo: Uscire con tre righe scritte — situazione, quale dei tre, perché — e con almeno una situazione in cui la risposta è «nessuno dei tre, si continua a mano».
- Prima allenati sulle tre situazioni della lezione, coprendo il verdetto: leggi solo la descrizione del centro estetico, dei sanitari e dello studio dei bandi e scegli tu. Poi confronta. Se sbagli quella dei bandi, guarda che cosa avevi risposto alla terza domanda: cambiano i dati o cambiano i passi?
- Adesso scrivi tre situazioni tue, di forma diversa: una in cui comincia un fatto, una in cui comincia un cliente, una in cui ogni volta è diversa.
- Per ognuna rispondi alle quattro domande, in ordine, scrivendo le risposte: chi comincia, quanti tipi di caso, cambiano i dati o i passi, che cosa succede se sbaglia e chi se ne accorge.
- Conta i tipi di caso guardando le ultime venti volte vere, non a memoria. È il passaggio in cui quasi tutti scoprono di avere meno casi di quanti credevano.
- Scegli, e scrivi il motivo in una riga sola. Se la scelta è l'agente, scrivi anche perché un percorso fisso non basterebbe: se non ti viene, non è un agente.
- Per ognuna delle tre scrivi in fondo una riga sola: come faccio ad accorgermi che ha sbagliato, e in quanto tempo. Se la risposta è «non me ne accorgo», il progetto non è finito: manca il punto in cui si ferma.
- Metti da parte il foglio. Serve identico il giorno in cui qualcuno verrà a venderti qualcosa: leggerai la sua proposta contro le tue quattro risposte, invece che contro il suo entusiasmo.
💡 Se tutte e tre le tue situazioni ti risultano «agente», non è la tua attività a essere particolare: quasi certamente hai contato i tipi di caso a memoria invece che sulle ultime venti volte. La memoria ricorda i casi strani, perché sono quelli che si ricordano.
Se ti blocchi, apri qui
L'esito tipico, su tre situazioni prese da una piccola attività qualsiasi, è questo — ed è quasi sempre una sorpresa per chi lo fa.
- Due su tre sono workflow. Non perché l'attività sia semplice, ma perché le cose che si ripetono in una piccola impresa si ripetono davvero: le stesse quattro o cinque forme, tutte le settimane. La varietà che si percepisce sta nei dati — nomi, importi, prodotti — non nei passi.
- Almeno una è «nessuno dei tre». È il risultato migliore che l'esercizio possa dare: un'attività che fai tre volte al mese, ogni volta diversa e con qualcosa in gioco, resta a mano — e adesso lo sai con un motivo scritto, invece che con un senso di colpa.
- Il chatbot compare quasi solo dove ci sono persone che scrivono fuori orario. Se le domande arrivano in orario e sono poche, un chatbot aggiunge una cosa da tenere aggiornata e toglie pochissimo lavoro: la stessa risposta la dà una persona in trenta secondi.
E se una delle tre risulta davvero «agente», la scelta è solo metà del lavoro. L'altra metà è il mandato scritto — che cosa può fare, con che strumenti, e dove si ferma — che è una pagina intera, si scrive a freddo prima del primo errore e non si improvvisa: è il mestiere del corso «Automazioni con l'AI». Quello che devi portarti a casa da qui viene prima ed è una riga sola: in quale momento quel lavoro può fare il danno più grosso, e chi ci mette la firma in quel momento.
Un foglio con tre situazioni e, per ognuna, cinque righe. Si controlla in due minuti, e la riga che decide è l'ultima.
- Le quattro risposte scritte, per ognuna delle tre situazioni: chi comincia, quanti tipi di caso diversi (contati sulle ultime venti volte, non a memoria), se da un caso all'altro cambiano i dati o i passi, che cosa succede se sbaglia e chi se ne accorge.
- Una scelta secca per ognuna — workflow, chatbot, agente o nessuno dei tre — con una riga sola di motivo. Se il motivo occupa un paragrafo, non hai ancora scelto.
- Almeno due situazioni su tre che risultano workflow, se hai contato i casi davvero. Se ti risultano tutte agente, torna al passo 4 dell'esercizio: quasi sempre è il conteggio a memoria.
- Per ogni «agente», una riga che dice perché un percorso fisso non basterebbe, e deve nominare il pezzo che cambia. «Perché è più flessibile» non è una riga valida.
- Per ogni scelta, come ti accorgi che ha sbagliato e in quanto tempo. Le risposte ammesse sono tre: se ne accorge una persona che rilegge, se ne accorge il cliente, non se ne accorge nessuno. Se è la terza, accanto ci deve essere il punto in cui il lavoro si ferma e aspetta.
- Hai tre scelte secche, almeno due workflow, e per ognuna una riga che dice come ti accorgi dell'erroreÈ il risultato giusto. Tieni il foglio: è quello che tirerai fuori il giorno in cui qualcuno verrà a proporti «un agente AI» per il tuo lavoro. Con quattro risposte scritte davanti, quella conversazione dura dieci minuti invece di tre riunioni
- Ti risultano tutte e tre «agente»Quasi certamente hai contato i tipi di caso a memoria. Torna al passo 4 dell'esercizio e contali sulle ultime venti volte vere, aprendo la casella o il foglio: la memoria ricorda i casi strani, perché sono quelli che si ricordano, e fa sembrare varia un'attività che si ripete identica quindici volte su venti
- Alla terza domanda hai risposto «cambia tutto» oppure non sai rispondereÈ la domanda che decide, e va spaccata in due: da un caso all'altro cambiano i dati (nomi, importi, prodotti, date) o cambiano i passi (dove vai a prendere le cose, in che ordine, quante volte)? Torna alla terza domanda di «Facciamolo insieme» e rispondi solo a quella. Se cambiano i dati e i passi restano quelli, è un workflow, sempre
- Hai scelto un chatbot per una cosa che deve partire da sola — un promemoria, un controllo, un avvisoUn chatbot non parte mai da solo: aspetta che qualcuno gli scriva. Torna alla prima domanda di «Facciamolo insieme»: chi comincia? Se comincia un fatto — un'ora del giorno, un modulo compilato, un pagamento — il chatbot è fuori dalla gara prima di cominciare
- Per un «agente» la riga sul perché dice «perché è più intelligente» o «perché è più flessibile»Non è una riga valida perché non nomina niente. Torna al passo 5 dell'esercizio e scrivi quale pezzo preciso del lavoro cambia da un caso all'altro. Se non riesci a nominarlo in dieci parole, non è un agente che ti serve: è un percorso fisso che non hai ancora finito di disegnare
- Alla domanda su come ti accorgi dell'errore hai risposto «non me ne accorgo» e sei andato avanti lo stessoQuella non è una risposta, è un allarme. Torna al passo 6 dell'esercizio: accanto a ogni «non me ne accorgo» deve esserci il punto in cui il lavoro si ferma e aspetta una persona — la bozza da approvare, il controllo prima dell'invio, l'avviso di fine giro. È la stessa cosa che ha rimesso in piedi il caso di Sergio Manzoni
Il modello pronto
Ho {{LA TUA ATTIVITÀ}} a {{CITTÀ}}, siamo in {{QUANTI SIETE}}.
COME FUNZIONA OGGI
{{DESCRIVI IL LAVORO IN CINQUE O SEI RIGHE: che cosa arriva, chi lo guarda, che cosa fa, dove finisce}}
Succede {{QUANTE VOLTE}} al {{GIORNO / SETTIMANA / MESE}}. Guardando le ultime venti volte, i casi diversi fra loro sono stati {{QUANTI}}.
La parte lenta è {{CHE COSA: capire, cercare, copiare, scrivere}}.
VOGLIO CAPIRE QUALE DI QUESTI TRE FA AL CASO MIO
- un chatbot: risponde a chi gli parla
- un flusso fisso: fa sempre gli stessi passi nello stesso ordine, parte da solo
- un agente: decide da solo quali passi fare per arrivare a un obiettivo
QUELLO CHE DEVI FARMI
1. Quale dei tre, e una riga sola di motivo.
2. Se rispondi «un agente», PRIMA spiegami perché un flusso fisso non basterebbe, indicando esattamente quale pezzo del mio lavoro cambia da un caso all'altro. Se non riesci a indicarlo, cambia risposta.
3. In quale momento preciso questo lavoro può fare il danno più grosso, e che cosa in quel momento deve restare in mano a una persona. Una riga, non un elenco di regole.
4. Come farei ad accorgermi che ha sbagliato, e in quanto tempo. Se la risposta è «me ne accorgo quando è troppo tardi», dimmelo chiaramente.
5. Quale parte di questo lavoro è invece sempre uguale a se stessa, e converrebbe far fare a un flusso fisso.
REGOLE
- Non propormi prodotti, piattaforme o software, e non dirmi come si costruisce.
- Non dire «dipende»: scegli, e scrivi il motivo.
- Se pensi che nessuno dei tre serva e che la cosa giusta sia continuare a mano, dimmelo: è una risposta ammessa.Errore comune
Livello successivo
Costruirli davvero — il flusso passo per passo, il mandato scritto di un agente, i confini di quello che può fare da solo e il collaudo su dieci casi veri — è il mestiere del corso «Automazioni con l'AI».
- Il workflow fa sempre gli stessi passi, il chatbot risponde a chi gli parla, l'agente decide da solo quali passi fare.
- L'agente non è il gradino superiore: è lo strumento adatto quando cambiano i passi, non quando cambiano i dati.
- Nella maggior parte delle piccole attività la risposta giusta è il workflow, ed è anche quella che si controlla e si sa spiegare.
- La domanda che decide non è «quale è più potente» ma «che cosa succede se sbaglia, e chi se ne accorge».
- Se la risposta è «non se ne accorge nessuno», il progetto non è finito: manca il punto in cui si ferma e aspetta una persona.