Da dove viene l'AI che usiamo oggi
Dalla regola scritta a mano alla regola ricavata dagli esempi: a ogni gradino cambia chi scrive le regole, e cambia il modo in cui il sistema sbaglia. Un noleggio di attrezzature edili di Brescia risolve lo stesso problema nei due modi e tiene tutti e due.
- Mettere in fila i gradini che portano dall'AI classica agli agenti, e sapere a ognuno chi scrive le regole
- Riconoscere l'AI a regole che usi già ogni giorno e che non è machine learning
- Distinguere i due modi di sbagliare — la regola che manca e l'esempio che mancava — e sapere quale dei due si annuncia da solo
- Risolvere lo stesso problema nei due modi e tenere quello che costa meno per ciascun pezzo
Capire
Nella prima lezione abbiamo messo le quattro parole — intelligenza artificiale, machine learning, deep learning, AI generativa — come quattro cerchi uno dentro l'altro. Come immagine funziona, e per orientarsi basta. Ma semplifica due cose, e vale la pena rimetterle a posto adesso, perché spiegano da sole perché l'AI di oggi sbaglia in modo diverso da quella di vent'anni fa.
La prima: non tutta l'intelligenza artificiale è machine learning. Esiste, funziona benissimo ed è dappertutto una AI fatta di regole scritte a mano da persone. Il correttore che ti segnala una parola perché non sta nel dizionario. Il navigatore che calcola il percorso più breve fra due punti. La regola della posta che sposta in una cartella tutti i messaggi di un certo mittente. Il calcolo del turno di reperibilità. Nessuno di questi ha imparato niente da nessun esempio: qualcuno ha scritto le regole, una per una, e la macchina le esegue.
La seconda: l'AI generativa non è semplicemente «l'ultimo cerchio», il più grosso e il più potente. È l'ultimo di una fila di gradini in cui, ogni volta, è cambiata una cosa sola ma decisiva: chi scrive le regole.
| Gradino | Chi scrive le regole | Dove l'hai già incontrato |
|---|---|---|
| AI classica, a regole | Una persona, una regola alla volta | Correttore a dizionario, calcolo del percorso più breve, regole della posta, il computer che gioca a scacchi |
| Machine learning | Il programma, ricavandole da migliaia di esempi | Il filtro antispam che impara da quello che segnali, il suggerimento del prossimo acquisto |
| Reti neurali | Idem, ma con una struttura fatta di strati di piccole unità collegate | Il riconoscimento della targa al casello, la previsione dei consumi |
| Deep learning | Idem, con molti strati: è quello che ha sbloccato immagini, voce e testo | Il telefono che ti riconosce in faccia, la dettatura vocale, la lettura automatica degli assegni |
| Transformer | Idem, con un modo nuovo di tenere insieme le parole lontane di una frase lunga | La traduzione automatica che a un certo punto ha smesso di far ridere |
| LLM | Idem, su una quantità di testo che nessuno potrebbe leggere in mille vite | Il motore che sta sotto agli assistenti: da solo non ha né schermo né memoria |
| Le applicazioni | Le regole del modello più quelle scritte da chi ha costruito il prodotto | ChatGPT, Claude, Gemini: la finestra in cui scrivi, gli allegati, la conversazione che resta |
| Gli agenti | L'obiettivo lo scrivi tu, la sequenza dei passi la decide lui | Il livello che si affronta alla fine, e con supervisione |
Adesso la conseguenza, che è tutto il motivo per cui questa lezione esiste. Un sistema a regole sbaglia dove la regola manca, e te ne accorgi. La regola non scatta, la cartella resta vuota, il percorso non viene calcolato, il programma dice che non sa. È un guasto rumoroso: fa il rumore di una cosa che non succede.
Un sistema che ha ricavato le regole dagli esempi sbaglia dove gli esempi erano pochi o storti, e non te ne accorgi. Non si ferma, non segnala niente: risponde. Con la stessa faccia di quando ha ragione, perché dentro non c'è nessun posto in cui viva la differenza fra «l'ho visto mille volte» e «non l'ho mai visto». È un guasto silenzioso, e va cercato apposta.
| Sistema a regole | Sistema che ha ricavato le regole | |
|---|---|---|
| Chi scrive le regole | Tu, o chi ha fatto il programma | Il programma, dagli esempi |
| Dove sbaglia | Dove la regola manca o è scaduta | Dove gli esempi erano pochi, vecchi o storti |
| Come te ne accorgi | Da solo: qualcosa non succede | Non te ne accorgi. Devi controllare a campione |
| Come si ripara | Aggiungi o correggi la regola. Dieci minuti | Cambi la richiesta, dai esempi, restringi il compito |
| Quanto costa usarlo | Praticamente zero, per sempre | Un po' ogni volta, e un po' del tuo tempo per il controllo |
| Quando è la scelta giusta | Il formato è sempre uguale e il criterio si scrive | Il testo è scritto da persone e ogni volta è diverso |
Vedere
Paolo Bertoni ha Noleggi Bertoni a Brescia: noleggio di attrezzature per l'edilizia — ponteggi, trabattelli, martelli demolitori, piattaforme aeree — tre persone più lui. Tutto quello che arriva finisce in una casella sola, info@. In una settimana di marzo ne ha contati 268.
154 notifiche automatiche del portale di noleggio
(oggetto sempre identico: "Noleggi Bertoni - nuova prenotazione #4712")
61 fatture e documenti dai soliti undici fornitori
12 newsletter e comunicazioni commerciali
41 messaggi scritti da una persona: preventivi, disponibilità,
guasti, rientri, richieste di dati
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268 totaleI primi 227 sono sempre uguali, parola per parola: stesso mittente o stesso oggetto. Per smistarli non serve nessuna intelligenza artificiale generativa — servono cinque regole scritte una volta nel programma di posta, che da quel giorno lavorano gratis, alla stessa velocità, per sempre. Gli altri 41 sono scritti da persone, e ognuno è diverso: lì una regola non ce la fa, e serve qualcosa che capisca il testo.
Paolo ha visto tutti e due i guasti, a distanza di poche settimane, ed è per questo che il suo caso è utile.
- Il guasto della regola. A giugno il portale ha cambiato l'oggetto delle notifiche: da «nuova prenotazione» a «Prenotazione confermata». La regola ha smesso di scattare e le notifiche sono rimaste in posta in arrivo. Paolo se n'è accorto il secondo giorno, e senza cercare niente: la cartella delle prenotazioni era vuota, e alle undici del mattino non è mai vuota. Cinque minuti per correggere la regola.
- Il guasto dell'esempio. Un cliente ha scritto «confermo che riporto il martello demolitore lunedì mattina presto». L'assistente lo ha messo fra le richieste di preventivo: un rientro scritto in una riga, senza la parola «rientro», non somigliava a niente di quello che aveva visto. Nessuna cartella vuota, nessun segnale. Paolo ha noleggiato quello stesso martello a un altro cliente per lunedì, e lunedì mattina aveva due persone davanti al bancone e una macchina sola.
Facciamolo insieme
- Prendi una settimana di messaggi e contali per tipo. Non a memoria: apri la casella e contali davvero. È il quarto d'ora che decide tutto il resto.
- Dividili in due mucchi, con un criterio solo: il mucchio A sono i messaggi sempre uguali — stesso mittente o stesso oggetto, parola per parola — il mucchio B sono quelli scritti da una persona, che ogni volta cambiano.
- Sul mucchio A scrivi le regole nel tuo programma di posta. Una regola è una condizione verificabile più un'azione: cerca la funzione che crea le regole dei messaggi e imposta «se il mittente contiene questo, sposta nella cartella quella». Fai la condizione stretta: il mittente, non una parola generica come «fattura», che compare anche nei messaggi dei clienti.
- Dai a ogni regola un controllo di vita: una volta a settimana guarda se quella cartella si è riempita. Una cartella vuota il lunedì alle undici è l'unico allarme che avrai mai gratis, e funziona perché il guasto di una regola è un guasto che si vede.
- Sul mucchio B usa l'assistente, e chiedigli due cose in un colpo solo: la classificazione dei messaggi, e — per ciascuno — se una regola fissa sarebbe bastata, con la regola già scritta. Stai usando il modello per scoprire le regole che ancora non hai.
- Definisci le categorie con criteri controllabili a occhio, e aggiungi sempre la categoria AMBIGUO per i messaggi che dicono due cose: è quella che ti salva dal martello noleggiato due volte.
- Copia le regole che ti ha proposto nel programma di posta, e rifai il conto la settimana dopo. Ogni regola scritta è un pezzo di lavoro che l'anno prossimo non costerà niente.
Ho un'attività di noleggio di attrezzature per l'edilizia a Brescia: ponteggi, trabattelli, martelli demolitori, piattaforme aeree. Tre dipendenti. Tutto arriva su una casella sola. Qui sotto ci sono otto messaggi arrivati questa settimana, già ripuliti dei dati personali. Classificali usando esattamente queste categorie: - P = prenotazione o preventivo: c'è un'attrezzatura nominata E almeno una data o una durata - R = rientro o problema su un noleggio già in corso: parla di un'attrezzatura che è già uscita dal magazzino - A = amministrazione: fatture, contratti, dati fiscali, documenti - N = non è un cliente: offerte di fornitori, premi, proposte commerciali - AMBIGUO = il messaggio contiene due cose che ricadono in categorie diverse. In questo caso NON scegliere: mettilo in AMBIGUO e dimmi quali due. I messaggi: 1. Buongiorno, avrei bisogno di un trabattello da 6 metri per giovedì e venerdì della settimana prossima, cantiere in via Corfù. Quanto viene? 2. Confermo che riporto il martello demolitore lunedì mattina presto, grazie. 3. Salve, la piattaforma ritirata ieri perde olio dal braccio e sono fermo in cantiere. 4. Spett.le, siamo produttori di ponteggi in alluminio e vorremmo proporvi il catalogo 2027. 5. Buonasera, avete betoniere a bicchiere? Per quanti giorni minimo si noleggia? 6. Le allego la fattura n. 231 da registrare, cortesemente confermi la ricezione. (Studio Ferrari, il mio commercialista, scrive sempre da questo indirizzo) 7. Ciao Paolo, ti mando i dati per il contratto: Verdi Costruzioni srl, sede a Rezzato. Il ponteggio serve dal 15. 8. Gentili, la vostra azienda è stata selezionata per un premio di eccellenza imprenditoriale. Rispondi con una tabella a cinque colonne: numero | categoria | le parole esatte del messaggio che ti hanno fatto decidere | una regola fissa del programma di posta l'avrebbe smistato da sola? sì/no | se sì, la regola in forma SE ... ALLORA ... Alla fine scrivimi due cose: - l'elenco delle sole regole con "sì", pronte da copiare; - quanti messaggi su otto una regola fissa li avrebbe presi da sola. Non riscrivere i messaggi, non aggiungere consigli su come organizzare la casella e non proporre software.
N. Cat. Parole decisive Regola fissa?
1 P "trabattello da 6 metri" + "giovedì" no
2 R "riporto" + "martello demolitore" no
3 R "ritirata ieri" + "perde olio" no
4 N "siamo produttori" + "proporvi" no
5 P "avete betoniere" + "quanti giorni" no
6 A "fattura n. 231 da registrare" SÌ
7 AMBIGUO "dati per il contratto" (A) + no
"il ponteggio serve dal 15" (P)
8 N "selezionata per un premio" SÌ
REGOLE PRONTE DA COPIARE
- SE il mittente è l'indirizzo dello Studio Ferrari
ALLORA sposta nella cartella Amministrazione e segna come letto
- SE l'oggetto contiene "premio di eccellenza" o "selezionata per"
ALLORA sposta nella cartella Promozioni
Una regola fissa ne avrebbe presi 2 su 8. Gli altri 6 sono scritti
da persone e cambiano ogni volta: lì una regola non regge.Perché ha funzionato
- Le due domande insieme — classifica, e dimmi se sarebbe bastata una regola — sono l'idea di tutta la lezione. Stai usando il gradino alto per scoprire il lavoro da spostare sul gradino basso, che è quello che poi lavora gratis. In un mese di messaggi Paolo ha tirato fuori così altre tre regole che non aveva pensato.
- I criteri con la congiunzione E («c'è un'attrezzatura nominata E almeno una data o una durata») sono controllabili guardando il testo. Con «richieste interessanti» il messaggio 5 sarebbe finito ogni volta in una categoria diversa.
- La categoria R esiste perché costa cara. Non è una categoria elegante, è la categoria del martello noleggiato due volte. Le categorie non si disegnano sulla logica: si disegnano su quanto costa sbagliarle.
- «Se il messaggio contiene due cose, NON scegliere» ha prodotto la riga 7, che è l'unica riga davvero utile della tabella. Un assistente, lasciato libero, sceglie sempre: il permesso esplicito di non scegliere è quello che fa emergere i casi da guardare con i propri occhi.
- «Le parole esatte che ti hanno fatto decidere» rende la verifica un lavoro da dieci secondi: Paolo legge quella colonna e basta. Ed è anche il motivo per cui si è accorto che il messaggio 2 era un rientro e non un preventivo, la volta dopo.
- La regola sul mittente e non sulla parola. «SE il mittente è lo Studio Ferrari» è stretta e non sbaglia; «SE l'oggetto contiene fattura» avrebbe nascosto in una cartella anche i clienti che chiedono la fattura di un noleggio. Una regola larga è peggio di nessuna regola, perché il suo guasto smette di essere visibile.
Prova tu
Una settimana di messaggi, divisa in due mucchi
Obiettivo: Sapere quanta parte del tuo smistamento è un lavoro da regola fissa — gratis e per sempre — e quanta parte ha davvero bisogno di un assistente, e uscirne con due o tre regole scritte da copiare nel programma di posta.
- Conta i messaggi di una settimana per tipo, aprendo la casella. Scrivi i numeri su un foglio: servono dopo per capire se è valsa la pena.
- Dividili nei due mucchi: sempre uguali (stesso mittente o stesso oggetto) e scritti da una persona.
- Del secondo mucchio prendi otto messaggi veri e togli i dati personali: nomi, telefoni, indirizzi, importi di clienti identificabili.
- Scrivi le tue categorie con criteri controllabili a occhio, e aggiungi sempre AMBIGUO. Se in un criterio compare un aggettivo di giudizio, riscrivilo con una parola che deve comparire nel testo.
- Adatta il prompt di Paolo e mandalo in una conversazione nuova.
- Leggi solo la colonna delle parole decisive e le regole proposte. Copia nel programma di posta le regole che reggono, restringendole al mittente dove puoi.
- Segna sul calendario un controllo settimanale: la cartella di ogni regola si è riempita? Se una è vuota, la regola è scaduta.
💡 Se ti sembra di non avere messaggi «sempre uguali», guarda meglio: le notifiche dei portali, le PEC, i documenti del commercialista, gli avvisi della banca e le newsletter sono quasi sempre più della metà del totale, e sono tutti lavoro da regola.
Se ti blocchi, apri qui
Il risultato tipico è che il mucchio A — quello delle regole — è molto più grosso di quanto sembrava: fra il 60 e l'85 per cento dei messaggi di una casella di lavoro sono generati da un altro programma, e nessuno di quelli ha bisogno di un assistente.
L'errore che compare quasi sempre al primo giro è la regola larga: «se l'oggetto contiene fattura, sposta in Amministrazione». Funziona per tre settimane, poi nasconde la mail del cliente che chiede la fattura del noleggio, e nessuno se ne accorge perché la cartella si riempie lo stesso. Una regola larga trasforma un guasto rumoroso in un guasto silenzioso: cioè butta via l'unico vantaggio che aveva.
Paolo, dopo un mese, aveva otto regole e mandava all'assistente 41 messaggi su 268. Il risparmio grosso non è arrivato dall'assistente: è arrivato dalle regole. L'assistente serviva per la parte che le regole non sapevano fare — e per scoprire quali regole mancavano ancora.
- Una tabella con una riga per ogni messaggio e cinque colonne: numero, categoria, le parole esatte che hanno deciso, sì/no sulla regola fissa, e la regola scritta in forma SE ... ALLORA ...
- Da due a cinque regole pronte da copiare nel programma di posta, tutte con la condizione su un mittente o su un oggetto sempre identico
- Almeno una riga AMBIGUO, se nel tuo mucchio c'è un messaggio che dice due cose (nei messaggi scritti da persone ce n'è quasi sempre uno)
- Il conteggio finale: quanti messaggi su otto una regola fissa li avrebbe presi da sola. Con messaggi scritti davvero da persone, il numero atteso è basso — fra 0 e 3 su 8
- Ottieni da due a cinque regole SE ... ALLORA ..., una o due righe AMBIGUO, e il conteggio finale è fra 0 e 3 su 8Il mucchio è diviso bene e i criteri sono verificabili: porta le regole nel programma di posta e tieni il resto per l'assistente
- L'assistente propone una regola fissa per quasi tutti gli otto messaggiNel campione hai messo notifiche automatiche invece di messaggi scritti da persone. Torna al passo 2 e rifai la divisione nei due mucchi: quelli sono lavoro da regola, non da assistente
- Nessun messaggio è finito in AMBIGUO e due delle tue categorie ti sembrano intercambiabiliI criteri si sovrappongono. Riscrivili con la congiunzione E e con una parola che deve comparire nel testo (passo 4), poi rilancia lo stesso prompt
- La colonna delle parole decisive contiene una parafrasi («si capisce che è un cliente») invece di un pezzo del messaggioIl vincolo non ha tenuto: rimetti «le parole esatte del messaggio» e rilancia. Senza quella colonna la verifica ti costa dieci minuti invece di dieci secondi
- Le regole proposte si basano su parole che compaiono anche nei messaggi dei clienti — «fattura», «preventivo», «urgente»Sono regole larghe: nasconderanno messaggi veri senza lasciare nessun segnale. Restringile al mittente (passo 6) e riscrivi solo quelle che puoi ancorare a un indirizzo
Il modello pronto
Ho {{ATTIVITÀ}} a {{CITTÀ}}: {{COSA FAI IN UNA RIGA}}. {{QUANTE PERSONE}}.
Qui sotto ci sono {{NUMERO}} messaggi arrivati questa settimana, già ripuliti dei dati personali. Classificali usando esattamente queste categorie:
- {{A}} = {{CRITERIO VERIFICABILE, CON LA CONGIUNZIONE E}}
- {{B}} = {{CRITERIO VERIFICABILE}}
- {{C}} = {{CRITERIO VERIFICABILE}}
- AMBIGUO = il messaggio contiene due cose che ricadono in categorie diverse. In questo caso NON scegliere: mettilo in AMBIGUO e dimmi quali due.
I messaggi:
1. {{MESSAGGIO 1}}
2. {{MESSAGGIO 2}}
3. {{MESSAGGIO 3}}
Rispondi con una tabella a cinque colonne:
numero | categoria | le parole esatte del messaggio che ti hanno fatto decidere | una regola fissa del programma di posta l'avrebbe smistato da sola? sì/no | se sì, la regola in forma SE ... ALLORA ...
Per le regole usa condizioni strette: il mittente esatto, oppure un oggetto sempre identico. Non proporre regole basate su parole che possono comparire anche nei messaggi dei clienti.
Alla fine scrivimi l'elenco delle sole regole con "sì", pronte da copiare, e quanti messaggi su {{NUMERO}} una regola fissa li avrebbe presi da sola.
Non riscrivere i messaggi, non aggiungere consigli e non proporre software.Errore comune
Livello successivo
- Non tutta l'AI è machine learning: il correttore a dizionario, il calcolo del percorso e le regole della posta sono AI a regole, e funzionano benissimo.
- A ogni gradino della scala cambia una cosa sola: chi scrive le regole. Da «una persona, a mano» fino a «l'obiettivo lo dai tu, i passi li decide lui».
- Un sistema a regole sbaglia dove la regola manca, e il guasto è rumoroso: una cartella vuota si vede.
- Un sistema che ha ricavato le regole dagli esempi sbaglia in silenzio, con la stessa faccia di quando ha ragione: va controllato a campione, sempre.
- Prima le regole, poi il modello sul residuo. E usa il modello anche per scoprire quali regole ti mancano.