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Creare e modificare immagini: il primo laboratorio

Elisa Mancuso deve annunciare tre confezioni a 19,90 € sulla pagina della sua torrefazione di Vicenza. Dalla richiesta di una riga, che produce la solita tazzina fumante, alla richiesta in sette pezzi — e poi la seconda strada, quella che parte da una foto fatta col telefono.

Cosa saprai fare
  • Passare da «fammi un'immagine per Facebook» a una richiesta in sette pezzi, aggiungendone uno alla volta e vedendo che cosa cambia a ogni giro
  • Ottenere l'immagine senza nessuna scritta dentro e con lo spazio vuoto già pronto per il testo, che si mette dopo in un programma di grafica
  • Partire da una foto del tuo prodotto invece che dal nulla: togliere un oggetto, pulire lo sfondo, allargare l'inquadratura, cambiare formato
  • Sapere che cosa di un prodotto che vendi non si tocca mai: colore reale, materiale e quantità nella confezione

Capire

Chiedere un'immagine non è chiedere «una cosa bella»: è descrivere una scena a qualcuno che non ha mai visto il tuo negozio. La differenza fra il risultato mediocre che ottengono tutti al primo colpo e un'immagine che puoi pubblicare non è la fortuna, e non è nemmeno lo strumento: è il numero di pezzi che hai scritto.

I pezzi sono sette, e sono sempre gli stessi. Quando un'immagine non funziona, in genere ne manca uno preciso — e si può capire quale.

  • Soggetto — che cosa si vede, con i dettagli fisici: materiale, formato, colore, quanti pezzi. È la differenza fra «caffè» e «tre sacchetti di carta kraft da 250 grammi».
  • Ambientazione — dove sta: la superficie, il luogo, che cosa c'è dietro e quanto deve essere sfocato.
  • Composizione — da che angolo si riprende e dove sta il soggetto nell'inquadratura. È anche il pezzo che decide dove resta lo spazio vuoto.
  • Formato — quadrato, verticale, orizzontale. Se non lo dici, esce quello che esce e poi ritagli perdendo mezza scena.
  • Illuminazione — luce naturale o artificiale, da dove arriva, che ora del giorno, ombre morbide o dure. È il pezzo che decide se sembra una foto vera.
  • Stile — fotografia realistica, illustrazione, disegno; e quanto deve sembrare uno scatto invece di una pubblicità patinata.
  • Vincoli — quello che NON deve esserci. Vale quanto tutti gli altri messi insieme, e quasi nessuno lo scrive.

Poi c'è un'ottava cosa, che non è uno dei sette pezzi perché non va dentro l'immagine per niente: il testo. Le parole generate dentro un'immagine escono storte, con lettere mancanti, doppie o inventate, e in italiano va peggio che in inglese — gli accenti spariscono, le parole sono più lunghe, la virgola del prezzo balla. E anche quando per caso esce giusta, non la puoi correggere: per cambiare una lettera devi rigenerare tutto, e ti cambia anche l'immagine sotto. La regola quindi è una sola, e regge tutta la lezione: l'immagine si genera senza parole, e il testo si mette dopo in un programma di grafica, dove è testo vero.

Vedere

Elisa Mancuso ha la Torrefazione Mancuso a Vicenza: aperta nel 2014, un negozio in centro e la vendita online. La sua miscela «Dolomiti» è caffè macinato in sacchetto di carta kraft da 250 grammi, con un'etichetta rettangolare verde bosco. Dal 4 al 18 maggio 2026 fa una promozione: tre confezioni a 19,90 € invece di 25,50 €. Le serve la grafica per il post sulla pagina e per la storia, cioè due formati diversi della stessa cosa.

La sua prima richiesta è quella che facciamo tutti: «fammi un'immagine per Facebook per la promozione del mio caffè». Quello che esce non è brutto. È di chiunque: una tazzina fumante vista dall'alto, chicchi sparsi su un tavolo di legno scuro, un cucchiaino, luce da studio, e in alto una scritta.

  • Il prodotto non c'è. L'immagine parla di caffè in generale; il sacchetto che Elisa vende non compare. Potrebbe essere di qualsiasi bar d'Italia — e infatti lo è.
  • Il formato è sbagliato. Esce rettangolare, e nel post viene tagliata; nella storia peggio ancora.
  • Non c'è spazio dove scrivere. La tazzina occupa tutto: il prezzo, dopo, o va sopra il soggetto o non ci sta.
  • La luce è da studio pubblicitario, e non somiglia a niente di quello che c'è nel negozio di Elisa.
  • La scritta è illeggibile: nel primo tentativo c'era «PROMOZIOИE» con una lettera girata al contrario e «3x 19.9O €» con una lettera al posto dello zero.

Nessuno di questi cinque difetti è colpa dello strumento: sono cinque pezzi che nella richiesta non c'erano. Adesso li mettiamo, uno alla volta, e guardiamo che cosa cambia a ogni aggiunta.

Facciamolo insieme

Parte A — la scala dei sette pezzi

Prima della scala c'è il passo 0, che non è uno dei sette pezzi: è la fotografia del punto di partenza. Fai la richiesta di una riga — «fammi un'immagine per Facebook per la promozione del mio caffè» — e salva quello che esce. Non serve per il post: serve per il confronto alla fine, ed è la metà del valore di questo esercizio. Nel file da scaricare è la «versione 0»; i sette passi qui sotto sono le versioni da 1 a 7.

  1. + SOGGETTO. «Tre sacchetti di caffè in carta kraft naturale da 250 grammi, chiusi con la piega in alto, in piedi uno accanto all'altro, con un'etichetta rettangolare verde bosco.» Da qui sparisce la tazzina: l'immagine smette di essere il caffè e diventa una confezione. È il salto più grande di tutti.
  2. + AMBIENTAZIONE. «Su un bancone di legno chiaro, dentro una torrefazione, con gli scaffali e i barattoli molto sfocati sullo sfondo: si devono intuire, non leggere.» Sparisce il fondo bianco da catalogo e l'immagine comincia a somigliare a un posto.
  3. + COMPOSIZIONE. «Ripresa dall'alto di circa trenta gradi, i sacchetti nella metà bassa dell'immagine, la metà alta libera.» È il pezzo che quasi nessuno scrive ed è quello che ti salva il post: la metà alta vuota è dove metterai il prezzo. Se non la chiedi, il soggetto ti riempie l'inquadratura e dopo il testo non ci sta.
  4. + FORMATO. «Immagine quadrata, proporzione 1:1» per il post, così non devi ritagliare niente — ritagliando perderesti metà bancone. Attento però a come ottieni la versione verticale per la storia: rifare la stessa identica richiesta scrivendo «verticale, proporzione 9:16» non ti restituisce la stessa immagine in un altro formato, te ne restituisce un'altra — altro bancone, altri sacchetti, altra luce. Se il post e la storia devono sembrare la stessa cosa, si sceglie l'immagine buona e si fa riformattare quella, come nella Parte B. Rigenerare va bene solo quando le due grafiche possono essere diverse fra loro.
  5. + ILLUMINAZIONE. «Luce naturale di mattina che entra da sinistra, morbida, ombre lunghe e leggere. Niente flash, niente luci da studio.» È la riga che fa la differenza fra un'immagine che sembra vera e una che sembra un rendering.
  6. + STILE. «Fotografia realistica, come uno scatto vero fatto in negozio, colori caldi e naturali, nessun filtro, nessun effetto.» Senza, tende alla pubblicità patinata: bello e finto.
  7. + VINCOLI. Qui si scrive quello che non deve esserci: «nessuna scritta di nessun tipo, nessun logo leggibile, nessuna persona, niente chicchi sparsi sul bancone e niente tazzina, tre sacchetti e non due o quattro».
La richiesta di Elisa, compilata con tutti e sette i pezzi
Genera un'immagine fotografica.

SOGGETTO
Tre sacchetti di caffè in carta kraft naturale, formato da 250 grammi, chiusi con la piega in alto, in piedi uno accanto all'altro leggermente sfalsati. Su ogni sacchetto un'etichetta rettangolare verde bosco, di carta opaca, senza scritte leggibili.

AMBIENTAZIONE
Su un bancone di legno chiaro, dentro una torrefazione. Sullo sfondo, molto sfocati, gli scaffali di legno con i barattoli e una macchina da caffè: si devono intuire, non leggere.

COMPOSIZIONE
Ripresa dall'alto di circa trenta gradi. I tre sacchetti stanno nella metà bassa dell'immagine, spostati leggermente a destra. La metà alta resta libera: sfondo sfocato e basta, senza oggetti.

FORMATO
Immagine quadrata, proporzione 1:1.

ILLUMINAZIONE
Luce naturale di mattina che entra da sinistra, morbida, ombre lunghe e leggere. Niente flash, niente luci da studio.

STILE
Fotografia realistica, come uno scatto vero fatto in negozio. Colori caldi e naturali, nessun filtro, nessun effetto, niente aria da pubblicità patinata.

VINCOLI
- Nessuna scritta di nessun tipo dentro l'immagine: né sull'etichetta, né sullo sfondo, né in sovrimpressione.
- Nessun logo, nessun marchio, nessuna insegna leggibile.
- Nessuna persona, nessuna mano.
- Niente chicchi di caffè sparsi sul bancone e niente tazzina.
- Tre sacchetti, non due e non quattro.
Il prezzo e le date non compaiono da nessuna parte, ed è voluto. Scriverle qui dentro significa chiedere allo strumento la cosa che sa fare peggio.

Elisa ottiene un'immagine quadrata con i tre sacchetti in basso a destra e la metà alta vuota. A quel punto la apre in Canva e ci scrive sopra due righe: TRE CONFEZIONI 19,90 € e, sotto, *fino al 18 maggio*. Il testo è testo: si legge, si sposta di due millimetri, si corregge in due secondi. Per la storia non rigenera niente: si fa riformattare quella stessa immagine in verticale 9:16 e ci rimette sopra lo stesso identico blocco senza riscriverlo — è così che il post e la storia sembrano due pezzi della stessa cosa invece di due grafiche diverse. Tempo totale, dalla prima richiesta ai due file pronti: ventidue minuti, di cui tre di scrittura del prompt.

Parte B — partire da una foto tua

C'è una seconda strada, e per chi ha un negozio è quasi sempre quella giusta: non generare da zero, ma partire da una foto del prodotto vero, fatta col telefono, e farla sistemare. Elisa mette i tre sacchetti sul bancone, si mette con la finestra a sinistra e scatta. La foto è storta, c'è un barattolo di vetro di traverso e un rotolo di scontrini che non c'entra niente. Va benissimo così: quella foto ha una cosa che nessuna immagine generata avrà mai, cioè la sua etichetta.

  1. Scatta con la luce che hai, senza flash: la finestra di lato è meglio di qualsiasi lampada. Metti il prodotto su una superficie sgombra e fai tre o quattro scatti, non uno.
  2. Allega la foto e chiedi le modifiche una alla volta, ripartendo ogni volta dall'immagine appena ottenuta. Quattro richieste insieme vengono male; quattro richieste in fila vengono.
  3. Togliere. «Togli il barattolo di vetro e il rotolo di scontrini che si vedono a destra.» È la modifica che riesce meglio di tutte.
  4. Pulire lo sfondo. «Rendi lo sfondo più uniforme: gli scaffali devono restare, ma più sfocati, così l'occhio va sui sacchetti.»
  5. Allargare l'inquadratura. «Allarga verso l'alto, continuando il bancone e lo sfondo, in modo che sopra i sacchetti resti spazio vuoto.» È lo stesso spazio che nella Parte A avevi chiesto con la composizione: qui te lo fai costruire dopo.
  6. Adattare il formato. «Restituiscimi due versioni: una quadrata 1:1 e una verticale 9:16, con lo spazio vuoto sempre in alto.» E anche qui: nessuna scritta.
La prima delle quattro richieste di Elisa sulla sua foto
Ti allego una foto che ho fatto io con il telefono: sono i tre sacchetti della mia miscela, sul bancone del negozio.

Togli il barattolo di vetro e il rotolo di scontrini che si vedono a destra, e ricostruisci il bancone dietro di loro.

Non toccare i sacchetti: il colore della carta, il verde dell'etichetta, la forma e il numero — tre — devono restare esattamente quelli della foto. Non cambiare la luce e non aggiungere nessuna scritta.

Se non riesci a togliere un oggetto senza rovinare quello che c'è intorno, dimmelo invece di sostituirlo con qualcos'altro.
Le ultime due righe fanno la differenza fra una modifica e una reinvenzione. Senza, al posto del barattolo compare volentieri una pianta grassa che nel tuo negozio non esiste.

Elisa ha messo le due immagini una accanto all'altra — quella generata da zero e la sua foto ripulita — e ha scelto la seconda. Non perché fosse più bella: quella generata era più bella. Perché era il suo prodotto, con la sua etichetta e la sua carta, e chi è entrato in negozio dopo aver visto il post ha trovato esattamente quella cosa lì sullo scaffale.

Perché ha funzionato

Il pezzo della richiestaCosa ha prodotto nell'immagine
«Tre sacchetti in carta kraft da 250 g con etichetta verde bosco»Il soggetto è la sua confezione e non «del caffè»: è il passaggio da un'immagine di repertorio a un'immagine sua
«Gli scaffali si devono intuire, non leggere»Uno sfondo che dà il posto senza rubare l'attenzione, e senza scritte da inventare sui barattoli
«I sacchetti nella metà bassa, la metà alta libera»Lo spazio dove è finito il prezzo. Senza quella riga il testo sarebbe andato sopra i sacchetti, cioè illeggibile
«Quadrata 1:1», e poi la stessa immagine riformattata in «verticale 9:16»Due file coordinati per il post e per la storia — una scena sola in due proporzioni — invece di un ritaglio che taglia via mezzo bancone o di due immagini che non si somigliano
«Luce naturale di mattina da sinistra, niente flash»L'immagine sembra scattata nel suo negozio: è il pezzo che decide se sembra vera o costruita
«Nessuna scritta di nessun tipo»L'immagine esce pulita, e il testo Elisa lo ha messo dopo, dove si legge e si corregge in due secondi
«Tre sacchetti, non due e non quattro»La promozione è su tre confezioni: un'immagine con quattro sacchetti racconta un'altra offerta
«Non toccare colore, forma e numero» (sulla foto vera)La modifica resta una modifica: il barattolo sparisce e il prodotto resta quello che il cliente troverà in negozio

I due pezzi che valgono più di tutti gli altri messi insieme sono il terzo e l'ultimo, e funzionano in coppia: chiedere la metà alta libera e vietare qualsiasi scritta. Sono le due righe che trasformano un'immagine in una grafica — lo spazio dove va il messaggio, e il messaggio scritto da te dove si legge. Tutto il resto decide se l'immagine è bella; queste due decidono se è utilizzabile.

Prova tu

Esercizio

La tua promozione, in due formati

Obiettivo: Uscire con due file pronti da pubblicare — uno quadrato e uno verticale — di un prodotto che vendi davvero, con il testo aggiunto dopo e leggibile sul telefono.

  1. Scegli una promozione vera che devi fare nelle prossime due settimane: prodotto, prezzo, date. Se non ne hai una, prendi l'ultima che hai fatto.
  2. Scrivi in una riga il messaggio, e che sia uno solo: «tre confezioni 19,90 €, fino al 18 maggio». Se ti vengono tre messaggi, scegline uno e metti gli altri due nella didascalia del post.
  3. Fai il passo 0 della scala: chiedi l'immagine con una riga sola e salvala. Non serve per pubblicare, serve per il confronto finale.
  4. Aggiungi i sette pezzi uno alla volta, dal passo 1 al passo 7, guardando che cosa cambia a ogni giro. Non saltare direttamente alla richiesta completa: il valore dell'esercizio sta proprio lì.
  5. Adesso fai l'altra strada: fotografa il prodotto col telefono, sul bancone, con la finestra di lato, e chiedi le quattro modifiche una alla volta — togliere, pulire lo sfondo, allargare, formato.
  6. Metti le due immagini una accanto all'altra e scegli. Su un prodotto che vendi, quasi sempre vince la seconda.
  7. Fatti riformattare in verticale 9:16 l'immagine che hai scelto — riformattare quella, non rigenerarla da capo, altrimenti ti ritrovi due scene diverse.
  8. Apri un programma di grafica e scrivi il testo sopra lo spazio vuoto, poi rimetti lo stesso blocco sulla versione verticale. Guarda il risultato sul telefono, a braccio teso: se il prezzo non si legge in un secondo, non va bene.

💡 Se le modifiche sulla foto vengono male, quasi sempre è perché ne hai chieste quattro insieme. Falle una alla volta, ripartendo ogni volta dall'immagine appena ottenuta, e riscrivi ogni volta che il prodotto non si tocca.

Se ti blocchi, apri qui

Quasi tutti si fermano al passo 3 della scala — quello della composizione — e trovano il risultato già accettabile. Non lo è: mettilo accanto a quello del passo 7, dove ci sono tutti e sette i pezzi, e la differenza si vede senza doverla spiegare.

  • La sorpresa tipica è il passo 5 dell'esercizio qui sopra, quello della foto col telefono. La foto fatta col telefono e ripulita in due mosse batte quasi sempre l'immagine generata da zero — spesso è anche meno bella, e vince lo stesso, perché è il prodotto che il cliente troverà davvero.
  • Se il testo non si legge sul telefono, il problema non è il carattere: sono le cose scritte. Una grafica dice una cosa sola. Il resto sta nella didascalia, che nessuno legge senza aver prima guardato l'immagine.
  • Se l'immagine continua a produrre scritte anche quando le vieti, prova a chiedere l'etichetta girata di lato o fuori fuoco: togli allo strumento il posto dove gli viene voglia di scrivere.
  • Il conto delle prime volte: fra i venti e i trenta minuti per due file. Dalla terza promozione in poi sono otto, perché la richiesta la riusi e cambi tre parole.
Gli otto prompt della scala, compilati sul caso
Sono le otto versioni della richiesta, dal passo 0 al passo 7 completo, sui dati veri della Torrefazione Mancuso, più le quattro richieste di modifica su una foto tua. Incollale una alla volta, nell'ordine: quello è l'esercizio.
Devi ottenere questo

Alla fine dell'esercizio devi avere due file, non un'idea.

  • Due immagini della stessa scena: una quadrata 1:1 per il post e una verticale 9:16 per la storia, la seconda riformattata dalla prima e non rigenerata
  • Dentro l'immagine, zero scritte: nessuna parola, nessun prezzo, nessun logo
  • Almeno un terzo dell'immagine occupato solo dallo sfondo, nella parte dove andrà il testo
  • Il prodotto riconoscibile: stesso colore, stesso materiale della confezione, stessa quantità che vendi davvero
  • Il testo aggiunto dopo, in un programma di grafica: una cosa sola scritta e il numero grande
  • E il confronto in mano: l'immagine del passo 0 accanto a quella finale
Controlla
  • L'immagine è quadrata, il tuo prodotto si riconosce, in alto c'è spazio vuoto e dentro non c'è nessuna scrittaÈ quella giusta. Il file è pronto: il testo lo metti tu nel programma di grafica, e la versione verticale ti costa altri cinque minuti — falla riformattare da questa, non rigenerare da capo
  • Esce una tazzina fumante con i chicchi sparsi sul tavoloSei ancora al passo 0, la richiesta di una riga: manca il soggetto. Fai il passo 1 della scala e descrivi la confezione — materiale, formato, colore dell'etichetta, quanti pezzi — non la bevanda
  • Dentro l'immagine sono comparse delle scritte, storte o con lettere sbagliateIl divieto mancava o era troppo generico. Rifai il passo 7 della scala, quello dei vincoli, scrivendo tutte e tre le cose: nessuna scritta, nessun logo, nessuna etichetta leggibile. Se insiste, chiedi l'etichetta girata di lato o fuori fuoco
  • L'immagine è bella ma il testo che ci metti sopra copre il prodottoManca la composizione. Torna al passo 3 della scala e chiedi il soggetto nella metà bassa e la metà alta libera: è una riga sola, e decide se il post funziona
  • Il sacchetto è diventato dorato, oppure i sacchetti sono cinque invece di treHai passato il limite: colore, materiale e quantità di un prodotto che vendi non si toccano. Non correggerla a parole — rifai la strada della Parte B, che parte dalla foto del prodotto vero
  • Sul telefono, a braccio teso, il prezzo non si legge in un secondoNon è il carattere ad essere piccolo: sono le cose scritte ad essere troppe. Tieni un messaggio solo e un numero, e sposta il resto nella didascalia

Il modello pronto

I sette pezzi, da compilare con il tuo prodotto
Genera un'immagine fotografica.

SOGGETTO
{{CHE COSA SI VEDE: oggetto, materiale, formato, colore, quanti pezzi}}

AMBIENTAZIONE
{{DOVE: la superficie, il luogo, che cosa c'è sullo sfondo e quanto deve essere sfocato}}

COMPOSIZIONE
{{DA CHE ANGOLO SI RIPRENDE}}. Il soggetto sta {{IN QUALE PARTE DELL'INQUADRATURA}}. {{QUALE PARTE RESTA LIBERA PER IL TESTO}}: solo sfondo, senza oggetti.

FORMATO
{{QUADRATA 1:1 / VERTICALE 9:16 / ORIZZONTALE 16:9}}

ILLUMINAZIONE
{{CHE LUCE: naturale o artificiale, da dove arriva, che ora del giorno, ombre morbide o dure}}

STILE
{{FOTOGRAFIA REALISTICA / ILLUSTRAZIONE / DISEGNO}}, {{I COLORI}}, {{QUANTO DEVE SEMBRARE UNO SCATTO VERO}}.

VINCOLI
- Nessuna scritta di nessun tipo dentro l'immagine: né sul prodotto, né sullo sfondo, né in sovrimpressione.
- Nessun logo, nessun marchio, nessuna insegna leggibile.
- {{PERSONE SÌ O NO}}
- Niente {{GLI OGGETTI DI CONTORNO CHE NON VUOI}}.
- {{IL NUMERO ESATTO DI PEZZI}}, non uno di più e non uno di meno.

— OPPURE, PARTENDO DA UNA TUA FOTO: una modifica alla volta —

Ti allego una foto che ho fatto io: {{CHE COSA C'È NELLA FOTO}}.
{{LA MODIFICA DI ADESSO: togli X / rendi lo sfondo più uniforme / allarga verso l'alto / dammi il formato Y}}.
Non toccare il prodotto: colore, materiale, forma e numero di pezzi devono restare esattamente quelli della foto. Non aggiungere nessuna scritta.
Se non riesci a farlo senza rovinare quello che c'è intorno, dimmelo invece di sostituirlo con qualcos'altro.
Il testo della promozione non compare da nessuna parte, ed è voluto: si scrive dopo, in un programma di grafica, dove si legge e si corregge in due secondi.

Errore comune

Livello successivo

In sintesi
  • Sette pezzi: soggetto, ambientazione, composizione, formato, illuminazione, stile, vincoli. Un risultato mediocre non è sfortuna, è un pezzo che manca.
  • La composizione serve a fare posto al testo: se non chiedi la parte libera, il messaggio dopo non ci sta.
  • Dentro l'immagine non si scrive niente: il testo si mette dopo, in un programma di grafica, dove si legge e si corregge.
  • Su un prodotto che vendi, partire da una tua foto e farla sistemare batte quasi sempre il generare da zero.
  • Colore reale, materiale e quantità nella confezione non si modificano: chi compra deve trovare quello che ha visto.