Trigger, azioni e condizioni: le tre parole che bastano
Quando parte, che cosa fa, quando è diverso. Le 320 prenotazioni dal sito della Trattoria Il Cortile diventano quattro percorsi diversi — e la prenotazione da dodici persone con una celiaca alle 20:30 di oggi smette di essere un problema.
- Distinguere i due tipi di trigger — «è successo qualcosa» e «è arrivata l'ora» — e sapere quando serve l'uno o l'altro
- Scrivere una condizione su un dato invece che su un'impressione, e capire perché il passo AI viene prima
- Separare i percorsi che si escludono dalle aggiunte che valgono insieme, e non lasciare mai un ramo senza «altrimenti»
Tre parole reggono qualunque automazione, dalla più stupida alla più ambiziosa. Trigger: che cosa la fa partire. Azione: che cosa fa, un gesto per volta. Condizione: quando si comporta in modo diverso. Non ce n'è una quarta.
La regola che nessuno dice ad alta voce è che una condizione si scrive su un dato, mai su un'impressione. «Se il messaggio sembra urgente» non è una condizione: è un desiderio. Ed è esattamente il motivo per cui il passo AI sta quasi sempre prima del bivio — il suo lavoro è trasformare un'impressione in un dato su cui una condizione può decidere.
Questa lezione fa parte di PCS LAB
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